Un blog di successo

Posted by Max on Thursday Aug 26, 2010 Under Cogito ergo sum

Come incrementare le visite sul tuo blog.

Guida in tre punti:

1 – Seriamente, credete davvero che se qualcuno avesse la ricetta per diventare famosi e per incrementare sensibilmente il vostro traffico, la scriverebbe mai su un blog? Eddai.

2 – Create un post come questo riceverete un migliaio di visitatori per il solo post (se ben indicizzato su Google). Perché tutti vogliono diventare famosi, e tutti cercano la risposta alla loro sete di fama su Google.

3 – Crea un blog con colori fastidiosi, possibilmente rosso su blu (una volta ho visto un blog con scritte rosa su sfondo viola, giuro) pieno di gif animate che sbrillucicano, scrivete piccolo, molto piccolo e male. Non dimenticatevi MAI ogni tanto di scusarvi perché non scrivete. Successone assicurato.

NO

Seriamente. Esiste solo un modo per diventare famosi. Ogni cosa ha il suo prezzo, e la fama contrariamente alla fortuna richiede che gli diate qualcosa in cambio.

Do ut des.

Questa cosa è la dignità. O in alternativa una moralità flessibile può essere utile a tal fine.

Il popolino è stanco di adorare i grandi, i grandi sono spocchiosi, stracolmi di boria, odiosamente presuntuosi. È comprensibile, nel momento in cui assurgi a Re un mediocre, non ti puoi aspettare altro che si senta superiore a te.

La verità è che solo i geni non hanno bisogno di sentirsi dire che sono intelligenti, solo i veri artisti non hanno bisogno di pubblico, e solo coloro che sono veramente forti non hanno bisogno di far male ad alcuno. Queste persone non le incontrerete mai nella vostra vita, sono ben nascoste, non avendo bisogno di nessuno non le troverete.

Dunque quando eleggerete qualcuno a salire su un trono, quel qualcuno sarà un mediocre.

Ma stavamo parlando della dignità.

Prendiamo ad esempio lui o lei.

Non hanno talento e sono famosi. Hanno capito tutto della vita, hanno capito che quello che oggi il popolo vuole, è qualcuno a cui tirare frutta e verdura. Dicevamo, i grandi sono spocchiosi, boriosi e presuntuosi, il popolo vorrebbe tanto tirargli frutta e verdura, ma loro sono dei grandi, e spesso hanno il coltello dalla parte del manico.

Ed ecco che nasce un nuovo business: il farsi prendere per il culo.

Ottimo in questo tempo di crisi economica.

Se hai il coraggio di mettere la tua dignità sul piatto della bilancia che ti paga il mutuo a fine mese, hai svoltato.

Perché la meschinità umana non ha limiti, siamo abituati ad odiare e disprezzare gli altri per le piccole differenze. Basta una pelle un po’ più scura o un pensiero leggermente diverso per ucciderci a vicenda.

Dunque questo business è redditizio, perché assolve alla primaria necessità dell’essere umano:

  • avere qualcuno da prendere per il culo, in modo da sentirsi migliore

Come dice Pinhead: Se hai un talento non devi buttarti giù, deve essere la cosa su cui costruire la tua sicurezza.

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Leonardo Da Vinci VS Photoshop

Posted by Max on Tuesday Aug 24, 2010 Under Cogito ergo sum

Immaginate Leonardo Da Vinci che acquista una copia di Photoshop. Difficile da immaginare vero? Non perché Leonardo sia morto e sepolto, ma perché fabbricava da se gli strumenti necessari al disegno e alla pittura.

E così dovrebbe fare un vero artista, perché è assurdo pensare che un processo creativo sia schiavo di una società di software, se non ridicolo.

Immaginate Leonardo che va dal signorotto del paese a PAGARE perché gli vengano forniti IN LICENZA gli strumenti necessari al suo lavoro, senza possibilità di modifica o integrazione degli stessi.

Eddai.

A questo devono aver pensato gli autori di MyPaint quando hanno realizzato il loro software, me li immagino a disegnare insoddisfatti con una tavoletta grafica su Photoshop cercando di utilizzare al meglio dei pennelli mediocri.

http://mypaint.intilinux.com/

mypaint leone lion carotino e gaspare criceto

Con MyPaint riscopri la bellezza del disegnare su carta con matite e pennelli ma senza il fastidio dei trucioli della gomma da cancellare e senza tavolozze di plastica da lavare. Ovviamente se hai una tavoletta grafica.

MyPaint ha letteralmente scosso il mondo artistico opensource, ed ha stimolato l’uscita di altrettanti software creativi, come Alchemy.

http://al.chemy.org/gallery/

Alchemy è un qualcosa a cui non aveva pensato nessuno. In pratica questo programma permette la generazione semicasuale di forme linee ed immagini.

alchemy program

A che serve?

Attraverso una generazione semicasuale, l’artista può creare una immagine attraverso il riconoscimento interattivo delle forme.

alchemy program

alchemy program

alchemy program

Una genialata a cui non aveva pensato nessuno prima.

La stimolazione del processo creativo attraverso la semicasualità.

A sua volta Alchemy ha generato altre idee particolari come harmony (basato sul motore di scribbler) tutti strumenti grafici altamente sperimentali e all’avanguardia, potete provarli direttamente online qui:

http://www.zefrank.com/scribbler/

http://mrdoob.com/projects/harmony/

Ovviamente essendo software open source, molte persone partecipano attivamente allo sviluppo di nuove idee, funzionalità e strumenti. Persone come David Revoy che gentilmente ci fornisce dei suoi ottimi pennelli per MyPaint:

david revoy brushes

http://www.davidrevoy.com/?static5/blog-tutorial-goodies

http://www.davidrevoy.com/?article33/mypaint-v3-brushkit

La mia tesi è questa: gli strumenti migliori sono creati da chi ha necessità di un particolare strumento. Se gli strumenti forniti da terzi non sono soddisfacenti, l’artista crea i propri strumenti.

Siamo tornati al rinascimento.

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Coda a “Y”

Posted by Max on Friday Aug 6, 2010 Under Cogito ergo sum

Osservate il seguente schema di supermercato:

coda a "y"

Come potete vedere le corsie non sono in retta con le casse, questo implica che il cliente una volta attraversata la corsia debba scegliere tra due file.

Questo implica un problema gravissimo.

Nel momento in cui la fila è troppo lunga è possibile che si formi una coda a “Y” in quanto i clienti che si trovano in una corsia non si rendono conto che ci sono altri clienti in fila sulla corsia affianco per la stessa cassa.

Immaginate intere grasse famiglie che litigano in prossimità della coda a “Y” per decidere chi è il prossimo, immaginate carrelli giganteschi pieni di sugna che vengono spintonati nel tentativo di arrivare al traguardo, immaginate vecchine che chiedono gentilmente di passare avanti, immaginate intolleranza, razzismo e aria condizionata che non funziona.

Una coda a “Y” può essere fatale.

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Ho fallito

Posted by Max on Monday Jul 5, 2010 Under Cogito ergo sum

La maggior parte delle visite su questo blog, arriva grazie a FashionBlog.

Ho fallito.

statistiche

Io e la moda siamo due cose agli antipodi, indosso magliette bucate. La mia ragazza quando mi vede scuote la testa e mi cede le sue magliette in disuso pur di non vedermi in questo stato, mi ha ceduto: magliette, felpe, maglioni, e anche una mutanda! (che non uso, solo che una volta me la feci addosso e non avendo il cambio, la donna gentilmente mi fece dono delle sue mutandine con scritto dietro “play”).

Gesù si alzò e disse loro: Chi non ha mai indossato le mutandine della fidanzata scagli la prima pietra.

Ecco, tanto tempo fa scrissi un singolo post su FashionBlog, per linkare la mia contro-campagna pubblicitaria della Diesel.

Secondo le statistiche del mio sito, io ricevo più visite grazie a quel singolo link rispetto alle visite che ricevo dal forum di Ubuntu, in cui ho scritto una guida dettagliata per il funzionamento delle tavolette grafiche wacom, e in cui ho postato uno dei primi sfondi per ubuntu 10.04 basati sul tema ufficiale. Per fare queste cose ho impiegato un bel po’ di tempo libero.

Per scrivere quel singolo post su FashionBlog, ho impiegato 5 secondi al massimo.

Ecco questo mi fa capire che ho fallito. Ma non poco. Se questo blog trattasse di moda riceverei il decuplo dell’attenzione che ricevo adesso.

Ma seriamente, non è possibile che un po’ di stoffa cucita insieme abbia tutto questo potere.

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La bella e la bestia

Posted by Max on Thursday Jul 1, 2010 Under Cogito ergo sum

Ti amo. Quante volte ve l’hanno detto? Quante volte dopo che vi siete messe con un bel ragazzo questo vi ha detto “ti amo”? E poi come vi siete lasciati?

Si lo so che vi siete lasciati. È ovvio.

Avete mai visto La bella e la bestia di Disney? I due, nonostante lui sia on orribile mostro, si innamorano l’una dell’altro, i due non si dicono mai ti amo, si limitano AL MASSIMO a stringersi le mani, o ad una carezza sul viso. Quando lui è in punto di morte finalmente lei dice le due parole. Dopo.

Lei spezza l’incantesimo e lui purtroppo ritorna umano. Non doveva tornare umano e resuscitare dalla morte, doveva morire li. Era una fine perfetta, un amore perfetto, VERO.

No, non mi disturba che giovani arrapati si diano da fare nel retro di una macchina in un quartiere malfamato mentre sconosciuti bavosi si godono lo spettacolo con popcorn burroso.
Non sono un sessuofobo, ne faccio molto più di tutti voi messi assieme, quindi…

Mi disturba che questo venga definito “amore”, no non lo è. E se lo è, io voglio chiamare quello che IO intendo per amore in un altro modo, che ne so… sghiribizore per esempio, ecco io sghiribizo, non amo.

Il romanticismo, quello vero, si basa sull’idea che non importi quanto i sogni siano irraggiungibili, i sogni sono sogni e vanno inseguiti ad ogni costo, per nessun motivo si scende a compromessi con la realtà. Non importa se il tuo ideale di amore non esiste sul pianeta terra, perché nel momento in cui scenderai a compromessi tra i tuoi desideri e una realtà mediocre, sarai infelice.

Meglio morire soli, sapendo che il proprio desiderio romantico è rimasto intaccato.

Il romanticismo richiede che tu sia disposto a sacrificare la tua vita per il benestare e per la salute della tua amata o del tuo amato, il romanticismo richiede che tu sia disposto a perdere la persona che ami per renderla felice, il romanticismo richiede che l’amore nasca a seguito dell’esperienza, che sia un sentimento fortemente motivato, che abbia una causa ben precisa e ben diversa da un’erezione. Il romanticismo richiede che non abbiate vergogna del vostro sentimento, che non vi sia debolezza, che siate disposti a qualsiasi sofferenza pur di ottenere la persona che amate.

Quindi fatemi il favore di farvi questa sveltina, senza l’ipocrisia di chiamarla amore.

Quando vedo una coppietta sull’autobus che tra effusioni ormonali e una suoneria di Tiziano Ferro si dicono “ti amo” mi vien da ridere, una volta successe proprio qualcosa del genere, ero su un famigerato autobus infernale che traghetta le anime dal purgatorio all’inferno e salii una giovane coppietta che subito sistemò il suo nido d’amore nei posti doppi nel retro: baci, abbracci, ma quanto mi ami, attacca tu, no attacca tu. Nel giro di 5 fermate erano già ai ferri corti, avevano litigato se non sbaglio perché a lui interessava la sorella di lei.
Ecco, questa cosa non mi disturba affatto, è da tempo che non ho più alte aspettative nei confronti del genere umano, sapevo, avevo la certezza che sarebbe successo qualcosa del genere (non poteva essere altrimenti), quello che mi disturba è che per 5 fermate ho dovuto sentire quella falsa, ripugnante, ipocrita, meschina parola che è “ti amo”.

Basta.

Guardandomi indietro non ho un solo esempio che possa falsificare questo stato di cose, è sempre così, quando due si dicono “ti amo” stanno mentendo, ma non poco, come minimo hanno entrambi un’amante.

Si mettono insieme, si fanno decine di foto in cui sorridono e si baciano appassionatamente, si fanno regali su regali e poi lei va a letto con la nemesi di lui perché il fidanzato non l’aiuta a lavare i piatti.

Incolpo la Disney per le mie aspettative troppo alte nei confronti dell’amore, esiste anche un gruppo del genere su facebook.
Intendiamoci so bene che la realtà è complicata, non esistono principi e principesse e spesso il massimo del romanticismo che si può permettere una coppia è di firmare insieme il mutuo per la casa.

Tornando alla bella e la bestia e alle mie perversioni, ho sempre desiderato che il film finisse con lui che rimane bestia e lei che rimane con lui, non si sposano perché non è una cosa proprio cristiana che una giovine stia con una bestia, e dopo un romantico ballo nella grande sala illuminata dalla fievole luce delle candele, me li immaginavo distesi di fronte allo scoppiettare del camino, e mentre leggevano un manoscritto illustrato sul kamasutra, consumavano il loro amore sincero. Fortunatamente esiste la Regola 34 di internet e dove non arriva la tua fantasia, ci pensano gli altri.

Ah, se pensate che io sia strano non avete visto questo, questo, questo, questo, questo, questo, questo e questo.

Ma anche se fosse… non è che mi importi veramente dell’opinione altrui, quindi…

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